Se le liste d’attesa continuano ad allungarsi la responsabilità è anche dei cittadini, che chiedono sempre più prestazioni superflue, facendo lievitare la domanda in Veneto del 25%. Lo sottolinea il dottor Enzo Bozza, medico di famiglia con 1600 assistiti, un ambulatorio a Vodo di Cadore e l’altro a Borca in provincia di Belluno. «Ormai i nostri studi sono diventati supermercati, in cui i pazienti pensano di poter venire a fare la spesa di prestazioni in base a quello che leggono su Internet, all’autodiagnosi, ai consigli di amici e parenti. Per l’80% degli utenti non esiste più il: dottore ho male qui, cos’ho? È saltato il criterio medico secondo il quale se hai dei sintomi il medico li interpreta e richiede ciò che serve a tracciare una diagnosi. Oggi il paziente arriva e ti dice: ho male alla pancia, mi faccia l’impegnativa per il gastroenterologo; non respiro bene, mi serve la ricetta per prenotare una visita dal pneumologo; ho mal di testa, devo fare una Tac — continua Bozza —. Ormai noi medici di famiglia siamo diventati solo prescrittori per gli assistiti: loro dettano e noi dovremmo scrivere».