TREVISO - Cercano risposte veloci per curare mali di stagione: influenze, bronchiti e mal di gola. Ma anche per problemi legati a contusioni e piccole ferite. E non manca neppure chi arriva in ambulatorio per il certificato di malattia. Sono queste le motivazioni che nel 2025 hanno portato 950 pazienti a rivolgersi al servizio “Medico di prima risposta” avviato dal Centro di medicina di Treviso, uno dei colossi della sanità privata nel Nordest, guidato dall’amministratore delegato Vincenzo Papes. Molti, facendo sintesi, lo vedono come un dottore di famiglia privato: ogni prestazione costa 82 euro. La definizione non piace nel mondo della medicina territoriale convenzionata con l’Usl. Fatto sta che quasi mille persone hanno preferito pagare oltre ottanta euro per risolvere in fretta problemi che riguardano proprio il raggio d’azione dei dottori di famiglia della sanità pubblica.

Su quest’ultimo fronte le difficoltà non mancano. Parlando dei medici di base convenzionati, oggi negli ambulatori del trevigiano mancano in tutto 363 titolari. L’azienda sanitaria ha sottolineato che il conto mette assieme più cose e che alla medicina territoriale basterebbero 50 medici in più. Ma non sono comunque pochi. Tra buchi, staffette e aumento dei pazienti seguiti, sono 100mila i trevigiani che oggi faticano ad avere un riferimento fisso in ambulatorio. L’ultimo nodo ha riguardato Oderzo: dopo il pensionamento di due dottori è stato necessario aprire la guardia medica anche di giorno per evitare che i pazienti restassero scoperti.