Nei primi cinque mesi di quest'anno gli italiani hanno prenotato oltre 23 milioni di visite mediche ed esami come ecografie, Tac o risonanze con il Servizio sanitario. A fine anno con questo ritmo quasi ogni italiano avrà ricevuto almeno una ricetta (farmaci esclusi). Una montagna di prestazioni conteggiate dalla nuova Piattaforma nazionale sulle liste d'attesa che dopo una lunga attesa ha appena cominciato a funzionare e dovrebbe rappresentare uno dei motori del piano del Governo contro l'emergenza numero uno della Sanità italiana: le odiate code che convincono quattro milioni di italiani a rinunciare a curarsi e che la Corte dei conti definisce “fenomeno vergognoso per un Paese civile”. Un'emergenza quella delle liste d'attesa che come una medaglia ha due facce: da una parte l'imbuto troppo stretto contro il quale si scontrano i cittadini quando chiamano i Cup che è particolarmente odioso quando si tratta di malati gravi che non possono aspettare, ma dall'altra c'è anche la cosiddetta “inappropriatezza”, le ricette inutili prescritte dai camici bianchi spinti dalla medicina difensiva e cioè il timore delle proteste dei pazienti o addirittura di trovarsi una causa. Un fenomeno questo che ingolfa il sistema e allunga le liste: “Oggi abbiamo un problema di inappropriatezza che non abbiamo affrontato da subito per non dare la sensazione ai cittadini di voler tagliare le prestazioni, ma questo fenomeno riguarda almeno il 20% delle prescrizioni. I cittadini a volte pretendono di ricevere cure di cui non c'è bisogno, da medico dico che se si ha un mal di schiena prima di fare la risonanza magnetica può bastare una vista dall'ortopedico”, spiega al Sole 24 ore il ministro della Salute Orazio Schillaci che ieri ha partecipato al Forum Logos & Téchne a Siracusa organizzato da Fiaso, la federazione che riunisce i manager di ospedali e Asl dove sono stati accesi i riflettori sull'intelligenza artificiale negli ospedali. “Ecco proprio l'intelligenza artificiale potrà dare una mano ai medici, ma poi bisogna intervenire sulla medicina difensiva”, aggiunge Schillaci che annuncia l'arrivo a brevissimo dello scudo penale per i camici bianchi. “Lo abbiamo sperimentato durante il Covid e ora diventerà strutturale entro l'anno, già nei prossimi giorni questa misura potrebbe entrare nel disegno di leggo di riordino delle professioni che presenteremo in consiglio dei ministri. I medici non dovranno più avere paura delle cause penali, resterà la colpa grava e la possibilità del risarcimento civile”.