ROMA - Era il sogno berlusconiano, adesso è realtà. La storica decisione della separazione delle carriere modifica l'articolo 104 della Costituzione, aggiungendo al dettato: «La magistratura costituisce un ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere» la frase: «Essa è composta dai magistrati della carriera giudicante e dalla carriera requirente». Da anni la riforma era il simbolico terreno di scontro tra toghe e forze politiche del centrodestra. La legge ordinaria, che seguirà alla modifica, prevederà due diversi concorsi a seconda della carriera da intraprendere. Mentre le leggi attuative dovranno arrivare entro un anno dall'entrata in vigore della riforma.
Il voto di ieri in Senato ha avuto una lunghissima gestazione ed è stato al centro di un dibattito politico e parlamentare e di polemiche sempre più feroci. Tra chi riporta le parole di Giovanni Falcone, come fautore delle modifiche costituzionali, con pm e giudici come figure «strutturalmente differenziate nelle competenze e nella carriera», e chi, come i suoi colleghi, sostiene invece che dopo la sua morte al giudice di Palermo continuino ad essere attribuite fake news. Ma il confronto, senza disturbare i padri costituenti, era cominciato molto tempo prima, già all'epoca della riforma Vassalli che, al contrario del Codice Rocco, prevedeva una divisione netta di ruolo e di funzioni tra il pubblico ministero e il giudice per le indagini preliminari, cioè il magistrato chiamato a giudicare la fondatezza di un'accusa sulla base delle prove raccolte. E comunque non è sempre stata un'idea del solo centro destra, visto che la commissione bicamerale promossa e presieduta da Massimo D'Alema, segretario del Pds, tra il 97 e il 98, ipotizzava l'introduzione nella Costituzione della separazione delle carriere. Sono stati i toni del Cavaliere contro la magistratura, la critica feroce alle toghe, l'attacco violento, diventato il cuore del programma berlusconiano, a rendere la questione un terreno di scontro, facendo del tutto dimenticare che, persino Giuliano Pisapia, da deputato di Rifondazione, nei primi anni Duemila aveva presentato una proposta di legge.










