Giudice per le indagini preliminari Lecce

Intervengo sul tema della separazione delle carriere in vista dell’imminente convocazione referendaria, dopo quasi trent’anni di funzioni da giudice penale, raccontando una storia. Quando, giovanissimo magistrato, entrai in magistratura, osservavo l’inizio dell’udienza penale come un istante di sacralità: i colleghi anziani cui ero affidata in tirocinio indossavano la toga ornata di cordoni d’argento o d’oro, e facevano ingresso in un’Aula gremita di pubblico, con imputati spesso dietro le sbarre delle celle collocate ai margini del muro. Poco prima del suono del campanello che avvertiva dell’arrivo del collegio giudicante, si era udito un allegro bussare alla porta della camera di consiglio. Il collega pubblico ministero si affacciava, salutava i giudici, scambiava qualche frase su argomenti comuni, rappresentava qualche criticità dei processi fissati in quella giornata e poi entrava in Aula dal corridoio adiacente a lui riservato.

Il governo (socialista) della Danimarca: «Chi si macchia di reati per almeno un anno di detenzione sarà espulso». Ovviamente non basta dirlo: servono accordi e volontà politica. Ma se qualcuno dà l’esempio...

Non lo dite a Ilaria Salis, che mostrandosi in catene e denunciando le condizioni degradanti delle carceri ungheresi è riuscita a conquistare un seggio al Parlamento europeo. Ma secondo la Cedu, la Corte europea dei diritti dell’uomo, le prigioni italiane sono peggiori di quelle di Budapest. Infatti, il nostro Paese colleziona una condanna dopo l’altra per il trattamento inumano cui sottopone i detenuti e gli imputati. Il tema su cui battono i giudici di Strasburgo è quasi sempre il sovraffollamento: dietro le sbarre ci sarebbe il doppio degli «ospiti» consentiti. Problema annoso. Infatti, per ridurre il numero delle persone trattenute, nel passato si è fatto ricorso a una serie di escamotage, tra cui cancellare i reati oppure ridurre d’imperio le pene. Nel primo caso, con la ministra dei migliori Marta Cartabia si è fatto in modo che alcune violazioni del codice penale fossero perseguibili solo a querela di parte, in modo da far sparire un po’ di cause dai tribunali e poter dichiarare di aver ridotto l’arretrato giudiziario. Nel secondo, si sono varate amnistie e indulti con il solo obiettivo di rilasciare i condannati prima che avessero scontato per intero la pena.