Caro direttore, con tutto il rispetto per il governo che ha portato all’approvazione del Parlamento il provvedimento della separazione delle carriere, l’esigenza di questa riforma è nata anni fa come conseguenza dell’adozione del metodo accusatorio, ha attraversato tutti i Partiti e tutti gli schieramenti politici, e lo stesso mondo dei magistrati ha diviso anche Falcone favorevole ad esso e Borsellino contrario e pure il Pool dei pm di Milano con Di Pietro per il Sì e Colombo per il No. Questa trasversalità è insita nella logica stessa dei referendum. Di conseguenza va evitato il tentativo di sovrapporre a questa logica fisiologica al referendum con una logica patologica secondo la quale lo scontro sarebbe fra una destra filo governativa e una sinistra di opposizione, la prima tutta per il SI, la seconda tutta per il No.
Rifiutiamo questa logica: tutti coloro che non sono favorevoli a questo governo ma che per il loro garantismo storico sono favorevoli allo sdoppiamento delle carriere, per mettere in una condizione di relativa parità l’avvocato dell’accusa (cioè il pm) e l’avvocato della difesa non possono essere scappati dalla facoltà di sostenere con il loro voto questo provvedimento perché in questo modo sosterrebbero la Meloni. Il rifiuto di questa logica deriva anche dal fatto che l’ipotesi della separazione delle carriere risale a tanto tempo fa e sostenuta da principi del foro di fede socialista come Viviani e Vassalli. E come conseguenza alla formazione del Comitato Vassalli (grande giurista socialista e in gioventù spericolato partigiano) nel quale si sono ritrovati esponenti socialisti che su altri argomenti hanno posizioni diverse. Ma qui, sul terreno di mettere in condizione di quasi parità (ai pm rimane comunque il predomino nella gestione delle indagini ma non più la connessione con la carriera dei magistrati), tutto il garantismo socialista si è ritrovato rifiutando ogni logica di schieramento politico partitico, a maggior ragione poi se questa logica viene sostenuta da autentici bugiardi quali sono il pm Gratteri e il giustizialista e putinista Conte. Il primo sta sostenendo che attraverso la separazione delle carriere si intende sottoporre i pm al controllo del governo. Ciò non è affatto previsto.










