Il referendum confermativo sulla separazione delle carriere tra magistrati giudicante e requirenti si avvicina. Si voterà fra marzo e aprile e la campagna referendaria inizia a entrare nel vivo. Il dibattito si muove su un crinale sottile: tra chi teme che la riforma possa alterare gli equilibri costituzionali e chi la considera un passo necessario per restituire fiducia al cittadino nella giustizia. Quella che per il governo è «una riforma di civiltà», per una parte delle opposizioni è invece una «riforma truffa» e un tentativo di ridisegnare i rapporti di forza tra politica e magistratura. Una parte delle opposizioni perché in realtà anche nella minoranza ci sono posizioni diverse. Osvaldo Napoli, membro della segreteria nazionale di Azione, chiede un approccio più razionale: «Votare 'No' al referendum pensando di mettere in difficoltà Meloni è un calcolo miope», afferma. «La separazione delle carriere non è la rivoluzione che la destra vuole far credere: serve solo a fare chiarezza sui ruoli. I veri nodi della giustizia restano altri, come la lunghezza dei processi che ci ha portato più volte sotto procedura d’infrazione europea». Per Napoli, dunque, il voto non può essere usato come un’arma tattica contro il governo: «Sacrificare sull’altare della convenienza politica le ragioni del garantismo – dice – va oltre l’errore politico».