La legge di riforma costituzionale della magistratura è stata approvata in quarta lettura dal Parlamento, ma non ha ottenuto, come previsto, la maggioranza qualificata dei due terzi: dunque, affinché possa diventare operativa servirà il referendum confermativo, previsto per la prossima primavera, il cui risultato sarà valido a prescindere dal numero di votanti.
Nei prossimi mesi il dibattito sul tema si preannuncia caldissimo: il "Sì" pare in vantaggio, sull'onda di anni di campagna martellante sul tema della "mala giustizia" (che peraltro con la separazione della carriere nulla ha a che vedere), ma i comitati per il "No" si stanno organizzando e il Governo si affanna a precisare che il risultato del voto non avrà in ogni caso ripercussioni sulla sua stabilità, probabilmente ricordando quale fu, nel 2016, la fine di Matteo Renzi, costretto alle dimissioni dopo che il "suo" referendum costituzionale fu sonoramente bocciato dagli italiani.
Ci aspetta, dunque, un clima incandescente: da un lato la maggioranza impegnata a sostenere a gran voce la bontà della riforma della separazione delle carriere, imprescindibile tassello del processo accusatorio; dall'altro Anm e opposizioni, con sfumature varie, a denunciare i rischi per indipendenza e autonomia della magistratura, con la conseguenza di sempre minori tutele per i diritti dei cittadini, in un contesto politico già caratterizzato da una crescente insofferenza per qualsiasi tipo di controllo.














