L'approvazione ha esacerbato le divisioni. Le opposizioni, con Elly Schlein e Giuseppe Conte in prima linea, hanno sventolato in Aula il cartello "No ai pieni poteri"
Roma – Il Parlamento ha scritto la storia, o almeno una parte significativa di essa, approvando in via definitiva la riforma costituzionale che introduce la separazione delle carriere dei magistrati. Con il voto favorevole del Senato – 112 sì, 59 no e 9 astenuti – si è concluso l'iter delle quattro letture necessarie per modificare la Carta fondamentale dello Stato. Non avendo raggiunto la maggioranza qualificata dei due terzi, il testo è destinato, in assenza di rinuncia, al vaglio del corpo elettorale tramite un referendum confermativo. L'orizzonte temporale più probabile per la consultazione è la primavera, con un clima politico che si preannuncia incandescente.
La natura della consultazione – un referendum confermativo – cambia radicalmente le regole del gioco. Non è previsto il quorum, a differenza del referendum abrogativo (come quello promosso, e fallito per mancato raggiungimento del quorum, dalla Lega tre anni fa proprio su questa materia). Ciò significa che l’esito non dipenderà dalla partecipazione generale, ma unicamente dalla prevalenza dei "sì" o dei "no". La sfida politica si trasforma in una gara di mobilitazione degli elettorati, con il rischio che prevalgano le posizioni più polarizzate, come sottolineato da più parti.











