L’ultimo miglio della riforma che renderà legge la separazione delle carriere tra magistrati e giudici, è cominciato ieri pomeriggio in Senato. E dai toni, si è già capito che sarà la battaglia decisiva di questa fine legislatura. Per la maggioranza, come per l’opposizione. Non proprio di fine legislatura se, come ha detto proprio ieri il ministro della Giustizia Carlo Nordio, il referendum, che può essere chiesto nei tre mesi successivi all’approvazione definitiva (domani mattina), si potrebbe tenere «tra fine marzo e metà aprile». E non è escluso che sia la stessa maggioranza ad attivarsi per chiedere il referendum. La preoccupazione della maggioranza, infatti, è che non si trasformi, come ha detto ancora Nordio, in un quesito «Meloni sì, Meloni no, come hanno fatto con Renzi», anche perché questo comporterebbe un’umiliazione della magistratura». E se vincesse l’opposizione, «probabilmente la vittoria se la intitolerebbe la magistratura». Per questo il Guardasigilli è tornato a chiedere di tenere i «toni bassi» anche perché, ha ricordato, la separazione delle carriere «esiste in tutto il mondo». E per questo si punta a fare il referendum il prima possibile, per allontanarlo dalle elezioni politiche. I toni, però, anche ieri, sono stati tutt’altro che bassi.