«Vorrei avere un confronto diretto con lui. Vorrei potermi sedere a un tavolo con Zornitta e il suo avvocato, vorrei che rispondessero alle mie domande, che mi spiegassero quello che non è stato possibile spiegare in un’aula di tribunale. Perché, cioè, a casa dell’ingegnere ci fosse tutto quel materiale. Dopo tanti anni ne sento il bisogno, perché di spiegazioni plausibili, finora, non ne ho viste». Fabio Zocco è un investigatore vecchio stampo. Storico detective della squadra mobile di Venezia, uomo di fiducia dell’allora dirigente Vittorio Rizzi (l’attuale direttore del Dis), fu anche responsabile della sezione di polizia del pool Unabomber. In carriera ha seguito decine di inchieste veneziane (e non solo): fece parte, per esempio, nella squadra di investigatori che a Bologna indagarono sul delitto Marco Biagi. Ovviamente, le rapine e i delitti della banda Maniero e l’individuazione e l’arresto dei ladri che avevano colpito a palazzo Ducale nel 2017. L’inchiesta sul bombarolo del Nordest, finita nella proverbiale bolla di sapone, è forse una delle sue delusioni più grandi. Per anni, Zocco è stato il principale accusatore di Zornitta.

Unabomber, tra i reperti non c'è il dna di Zornitta: «Adesso dimenticatemi». Polemiche sull'iter processuale, decisione rinviata