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20 OTTOBRE 2025

Ultimo aggiornamento: 14:57

Sembrava chiusa, ma c’è ancora un passaggio da affrontare nell’ambito dell’inchiesta – riaperta a fine 2022 dalla procura di Trieste – su Unabomber, il criminale autore di 28 attentati dinamitardi, dal 1994 al 2006, che ha ferito e mutilato diverse persone nel Nord-Est. Gli ordigni con piccole quantità di esplosivo erano nascosto negli oggetti più disparati: da un inginocchiatoio a una candela, un uovo o un tubo. L’ultima perizia ha non ha trovato riscontri genetici sulle persone iscritte nel registro degli indagati. Ma chiusa indagine potrebbe essere aperto un nuovo fascicolo.

I reperti analizzati hanno fornito cinque diversi profili genetici astrattamente utilizzabili in una futura inchiesta. A parte due peli, di agenti di polizia giudiziaria, il Dna estratto non corrisponde a nessuno degli indagati, né degli investigatori e dei cittadini che hanno manipolato gli ordigni disseminati dal bombarolo nel nordest, fino al 2006, quando è uscito di scena. L’indagine era stata allargata a 63 persone, senza giungere ad alcuna corrispondenza del Dna con gli 11 indagati. Secondo le difese, si sarebbe dovuta comunicare l’estraneità delle persone indagate originariamente appena emersa, “evitando patimenti e spese di consulenze e legali ingenti”.