È iniziato stamattina, attorno alle 10, davanti al Gip di Trieste Flavia Mangiante, l'incidente probatorio nella nuova inchiesta su Unabomber. Viene analizzata la superperizia da 300 pagine - e 10 mila di allegati - per la quale sono serviti oltre due anni di lavori.

I reperti analizzati hanno fornito 5 diversi profili genetici astrattamente utilizzabili in una futura inchiesta. A parte due peli, di agenti di polizia giudiziaria, il Dna estratto non corrisponde a nessuno degli indagati, né degli investigatori e dei cittadini che hanno manipolato gli ordigni disseminati dal bombarolo nel nordest, fino al 2006, quando è uscito di scena.

L'udienza si preannuncia piuttosto lunga vista la complessità del caso: sono presenti gli avvocati degli indagati, di alcune vittime e i consulenti incaricati di redigere la superperizia, Giampietro Lago ed Elena Pili, che avranno il compito di dettagliarla.

L’inquietante mistero

Il caso Unabomber di Trieste è uno dei misteri più inquietanti (e irrisolti) della cronaca italiana. Tra il 1994 e il 2006, un attentatore anonimo ha terrorizzato il Nordest, colpendo in particolare tra Veneto e Friuli Venezia Giulia. I suoi ordigni, costruiti artigianalmente con estrema precisione, venivano nascosti in oggetti di uso comune come tubetti di maionese, penne, rosari o lattine. Non erano bombe ad alto potenziale, ma congegni pensati per mutilare, ferire, spaventare. E ci riuscivano: decine di persone rimasero ferite, alcune in modo grave, e la paura si diffuse ovunque.