PORDENONE - Undici indagati, nessun Dna compatibile. Il mistero di Unabomber resta intatto. Dopo due anni e mezzo i periti a cui il gip Luigi Dainotti (nel frattempo andato in pensione) si era affidato per esaminare i dieci reperti conservati nell’archivio della Procura di Trieste, hanno comunicato ai consulenti di parte che non è stata trovata compatibilità tra i profili genetici delle persone sottoposte a indagine e il materiale a disposizione. La perizia, qualcosa come duemila pagine, verrà depositata nei prossimi giorni, affinché le difese possano esaminarla in vista dell’udienza prevista per il 20 ottobre. Si va verso l’archiviazione, dunque, per i fratelli Elvo e Galliano Zornitta, uno di Azzano Decimo e l’altro di Belluno; i gemelli Lorenzo e Luigi Benedetti di Sacile; i fratelli Claudio e Dario Bulocchi di Fontanafredda; Luigi Favretto di Tarcento; Angelo La Sala di Sequals, nel frattempo deceduto; Cristiano Martelli, anche lui di Azzano Decimo; Giovanni Fausto Muccin di Casarsa della Delizia e, infine, Luigi Pilloni, cagliaritano che vive a Gaiarine ed entrato nell’indagine in seguito a una segnalazione fatta ai carabinieri del Nucleo investigativo di Treviso il 26 dicembre 2022, subito dopo la riapertura del caso. Un’archiviazione che non dovrebbe amareggiare le vittime: se un Dna c’è, c’è anche un punto di partenza. «Ce l’aspettavamo questo risultato - afferma l’avvocato Serena Gasperini, che tutela una delle vittime del bombarolo, Francesca Girardi - Il Dna, peraltro, non lo puoi datare. Aspettiamo di esaminare la perizia».