TRIESTE - La super perizia sugli ordigni disseminati da Unabomber consegna agli inquirenti due Dna maschili e cinque profili genetici complessi, con diverse commistioni, cioè un miscuglio di Dna. Un passo avanti? No, perché le comparazioni escludono una corrispondenza con gli undici indagati e con i ventuno ex sospettati sottoposti al test senza finire sul registro degli indagati. Si è potuto stabilire soltanto a chi appartengono due formazioni pilifere: si tratta di due investigatori dell’epoca. Insomma, una contaminazione avvenuta durante la manipolazione dei reperti, forse un sopralluogo o comunque legata all’attività investigativa. A dire se la “miscela” di Dna individuata su altri reperti possa essere utile in futuro, lo saranno l’ex comandante del Ris di Parma, Giampietro Lago, e dall’antropologa molecolare forense Elena Pilli dell’Università di Firenze, che il 20 ottobre sono chiamati a illustrare la loro relazione davanti al Gip di Trieste.

Le indagini bis sul bombarolo del Nordest sono state riaperte dalla Procura di Trieste il 21 novembre 2022. A rivolgersi all’allora procuratore Antonio De Nicolo erano state due giovani vittime: Francesca Girardi, che a nove anni raccogliendo un evidenziatore-bomba sul greto del Piave ha perso la mano destra e la funzionalità di un occhio (25 aprile 2003), e Greta Momesso che il 13 marzo 2005, a sei anni, è rimasta con la mano sinistra menomata dall’esplosione di un cero elettrico acceso nel duomo di Motta di Livenza. L’inafferrabile Unabomber tra il 1994 e il 2007 ha posizionato 34 ordigni in Veneto e Friuli. I reperti analizzati nel corso dell’incidente probatorio disposto dal Gip di Trieste sono stati 27. In 23 casi è stato possibile prelevare materiale da analizzare (68 campioni). In cinque casi sono stati ottenuti profili genetici frutto di commistione. Due sono invece i Dna attribuiti a due investigatori sottoposti al test genetico.