«Provi pure, non ce la farà». Ezio Zernar accoglie così il cronista del Gazzettino, mettendogli in mano un lamierino e una forbice: tagliarne 0,2 millimetri è impossibile, e da quel gesto parte il racconto di una vicenda che lo ha travolto. Ex capo del laboratorio indagini criminalistiche della polizia, Zernar è stato condannato in via definitiva a due anni per falso ideologico e frode processuale nel caso Unabomber. Oggi, in pensione, decide di parlare. «Mi fu detto esplicitamente all’epoca che dovevo tacere: l’ordine arrivava direttamente dal capo della polizia», spiega. Il motivo? «Avevo dichiarato che c’erano gelosie e invidie, e che c’era un interesse a chiudere il mio laboratorio».