CASTEL D’AZZANO (VERONA) - Separare i destini dei tre fratelli della fattoria di Castel d’Azzano, almeno a livello giudiziario. Sono passati pochi giorni dal tragico sfratto esecutivo nel corso del quale hanno perso la vita tre carabinieri e dove altre 25 persone sono rimaste ferite, ma la strategia degli avvocati d’ufficio che sono stati assegnati a Maria Luisa, Dino e Fabio Ramponi sembra molto chiara. Attenersi ai fatti di martedì notte, in modo da circoscrivere le singole responsabilità: a far esplodere le bombole è stata la sorella e i fratelli nulla c’entravano.

Con questo impianto i legali mirano a far cadere l’accusa di “strage in concorso” formulata dalla Procura di Verona.

«Dino Ramponi non era in casa al momento dell’esplosione, si trovava a lavorare nei campi», ha ribadito l’avvocato Fabio Porta, che difende il 63enne. L’implicito è che nulla di ciò che è capitato tra le mura domestiche può essere imputato a chi si trovava altrove. Dino, dal canto suo, si è avvalso della facoltà di non rispondere davanti al gip Carola Muzio, nel corso dell’interrogatorio di garanzia che si è tenuto nel carcere di Montorio. Il legale Porta ha parlato con lui una quindicina di minuti. «Ho trovato una persona lucida, abbiamo interagito con facilità», dice.