CASTEL D'AZZANO (VERONA) - Divieto di interloquire per i due fratelli Ramponi, che si trovano entrambi nel carcere di Montorio. La pm veronese Carola Musio ha firmato un’apposita disposizione, chiedendo che sia evitato ogni contatto tra Fabio e Dino, arrestati entrambi dopo la tragica esplosione di Castel d’Azzano, nel corso della quale hanno preso la vita tre carabinieri.
E proprio ieri Dino Ramponi è stato a colloquio con il suo avvocato, il legale Fabio Porta del foro di Verona. «L’ho visto frastornato e prostrato dallo stato di detenzione», rivela l’avvocato, che ha fornito all’assistito tutte le informazioni circa l’indagine in corso sulla trappola mortale tesa la notte del blitz delle forze dell’ordine. Proprio Dino quella notte, dopo l’esplosione e il crollo dell’edificio, si è scagliato contro gli altri militari presenti impegnati nei soccorsi. «Ve l’abbiamo fatta pagare», ha gridato, rivelando una forte carica emotiva e, evidenziano gli investigatori nell’ordinanza, facendo capire di aver preso parte a quello che era un piano collettivo.
L’avvocato Porta ha detto a Dino Ramponi di riservarsi di valutare la possibilità di un eventuale riesame. La strategia difensiva sembra essere incentrata sulla separazione dei destini dei tre fratelli. Del resto, proprio l’avvocato Porta aveva subito evidenziato il fatto che Dino Ramponi non fosse in casa al momento dello scoppio, quasi a voler dire che il suo assistito nulla centrava con la trappola mortale. Tuttavia, sarà difficile far passare questa linea, visto che nelle carte ci sono le testimonianze di chi ha vissuto quei momenti. “Dino e Maria Luisa Ramponi hanno continuato a inveire, minacciare e rivendicare il loro gesto, da loro stessi definito vendicativo, dando persino la colpa agli operanti per quanto accaduto, così dimostrando la lucida pervicacia e insistenza nel ritenersi nel giusto, in totale spregio della stessa vita umana, sacrificata per il rifiuto di perdere la loro proprietà”.









