Dieci anni fa 196 Paesi si sedettero al tavolo per concordare un accordo storico, quello che avrebbe dovuto salvaguardare le vite del Pianeta prima che fosse letteralmente troppo tardi. Dieci anni dopo però, mentre quell'intesa è ancora lontana da essere centrata, la Terra ci restituisce il conto dell'inazione o di una battaglia troppo lenta: uno dei punti di non ritorno climatici, come il fatto che la perdita delle barriere coralline diventi irreversibile, è stato purtroppo ormai superato.
L'Accordo di Parigi, quello in cui gli Stati si impegnavano a una politica di riduzione delle emissioni climalteranti per tentare di non superare, nelle decadi a venire, i +1,5 gradi rispetto all'era Preindustriale, non è ancora del tutto fallito: da quasi un paio d'anni siamo sopra, in media, a quella soglia, ma potenzialmente siamo ancora in tempo per evitare che aumenti a dismisura in futuro. Quello per cui invece pare non ci sia più tempo a disposizione, secondo quanto riportano 160 scienziati nel nuovo Global Tipping Points, è riuscire a salvare le barriere coralline globali. Se si pensa che questi ecosistemi siano solo una delle tante meraviglie del mondo da osservare facendo snorkeling durante una vacanza esotica vi sbagliate di grosso: in realtà, le barriere coralline, sono una vera e propria casa fondamentale per la sopravvivenza degli ecosistemi e anche delle persone. Grazie a coralli, spugne, microrganismi, animali e piante marine, le barriere offrono alla vita sott'acqua chance di sopravvivenza e riproduzione: oltre un quarto di tutto il pesce che permette a milioni di persone di vivere ad avere un'economia su cui basarsi, esiste perché esistono le barriere coralline.








