Qualcosa è andato storto anche per il cambiamento climatico.
Basta pensare a cosa accadde dieci anni fa e a quante speranze c’erano nel mondo il 12 dicembre 2015.
Quel giorno a Parigi finì una storica Cop, la Conferenza delle Nazioni Unite dedicata al contrasto al cambiamento climatico. Le Cop sono quelle maratone negoziali che da qualche anno a questa parte finiscono in un nulla di fatto. Quella volta invece finì trionfalmente con un accordo in base al quale tutti i Paesi del mondo si impegnarono a fare il possibile per fermare l’aumento della temperatura del Pianeta. Forse è stata l’ultima volta che siamo stati tutti d’accordo su qualcosa di importante. Salvare il mondo.
Grazie alla leadership di figure come Barack Obama e Angela Merkel; ed alla spinta di papa Francesco - che qualche mese prima aveva pubblicato una storica enciclica sul tema, la Laudato Si’ -, quel giorno sembrò l’inizio di una nuova era. Persino India e Cina, che ancora facevano e fanno largo uso di carbone, si erano accodate all’impegno di una transizione ecologica che ci portasse ad una drastica riduzione delle emissioni di anidride carbonica entro il 2050.
Potevamo salvare il mondo e invece abbiamo fallito, ha detto lo scienziato più autorevole sul tema, Johan Rockstrom, in una bella intervista a SkyTg24. In quel momento, secondo Rockstrom, era ancora possibile «una graduale e ordinata eliminazione dei combustibili fossili, potevamo imboccare un percorso in cui le emissioni venivano ridotte del 2-3 per cento all’anno per arrivare a emissioni nette zero fra quarant'anni. Oggi è troppo tardi e per raggiungere lo stesso obiettivo dovremmo ridurre le emissioni del 5 per cento all’anno». Un obiettivo molto, molto più difficile. I costi finanziari e sociali sarebbero stratosferici. Meglio non far nulla a questo punto. Fare finta di nulla. È la strada che abbiamo imboccato.






