A inizio millennio in tanti, tra gli eco-talebani, avevano previsto che entro il 2020 l’Oceano Artico sarebbe stato sgombro dal ghiaccio. Cinque anni fa, sul pianeta è calata sì una disgrazia, ma si trattava dell’epidemia di Covid. I ghiacci artici invece erano ancora là, così come lo sono oggi. Anzi, un sorprendente studio pubblicato sulla rivista scientifica britannica Geophysical Research Letters da un team di scienziati dell’Università di Exeter mostra come, dalle rilevazioni satellitari, la superficie della cosiddetta “calotta artica” sia rimasta pressoché invariata nel corso degli ultimi vent’anni, come conseguenza di un rallentamento eccezionale dello scioglimento del mare ghiacciato dell’Artico.

La scoperta è sorprendente perché, scrivono i ricercatori inglesi, le emissioni di carbonio da combustibili fossili in questi due decenni hanno continuato a crescere, intrappolando un sempre maggior calore nell’atmosfera e, quindi, sul pianeta. Spiegano, tuttavia, che la variazione naturale che probabilmente causa il rallentamento è costituita dalle fluttuazioni multi-decennali delle correnti negli oceani Atlantico e Pacifico, che modificano la quantità di acqua riscaldata che fluisce nell’Artico.