Come denunciato spesso, ogni anno tanti studenti con disabilità non hanno a scuola l’assistenza di cui hanno diritto. Mancano del tutto o arrivano in forte ritardo insegnanti di sostegno, assistenti per l’autonomia e la comunicazione, collaboratori scolastici per l’igiene personale, trasporti gratuiti o non vengono effettuati interventi di abbattimento delle barriere architettoniche e sensoriali. Questo accade per varie ragioni e a pagarne le conseguenze sono sempre i bambini e i ragazzi.

Di fronte a queste mancanze, molte famiglie non hanno altra scelta che intraprendere vie legali per ottenere ciò che spetta ai propri figli. Tuttavia, anche quando il giudice riconosce i loro diritti, non è raro che gli enti coinvolti non si attivino in tempi rapidi. Questa situazione, oltre a rallentare l’effettiva tutela degli studenti, rischia di dissuadere altre famiglie dal seguire la stessa strada, per paura di investire tempo e risorse senza risultati concreti.

In questi casi, la legge offre uno strumento specifico per far rispettare le decisioni dei tribunali: il giudizio di ottemperanza, previsto dall’articolo 112 del Codice del processo amministrativo (D.Lgs. 104/2010). Se l’amministrazione non dà seguito a una sentenza esecutiva entro i termini stabiliti, è possibile rivolgersi nuovamente al Tar competente o, nei casi civili di discriminazione, al Tar della zona interessata per chiedere che il giudice intervenga direttamente.