Nel nuovo anno scolastico, in una classe qualsiasi del palermitano, potrebbe bastare poco per cambiare il percorso scolastico di uno studente o una studentessa con disabilità. Meno ore di sostegno, un servizio di assistenza che salta senza tenere in considerazione i loro bisogni reali. È in questo scenario concreto che prende forma il Decreto legislativo 62/2024, la riforma sulla disabilità voluta dal governo e presentata come un passo avanti verso un sistema più moderno e inclusivo.

Secondo sindacati e operatori del settore, però, dietro questa narrazione si nasconde un impianto che rischia di produrre l’effetto opposto: un arretramento nei diritti fondamentali, a partire dalla scuola. Nel mirino c’è una riforma che, sotto le parole chiave di “semplificazione” e “razionalizzazione”, potrebbe tradursi in una riduzione delle risorse e dei servizi destinati agli studenti più fragili. Il nodo centrale riguarda i nuovi criteri di valutazione, più standardizzati e restrittivi, che rischiano di comprimere bisogni complessi dentro parametri rigidi.

La conseguenza più immediata potrebbe essere la riduzione delle ore di sostegno, con un impatto diretto sul diritto allo studio e sull’effettiva inclusione in classe. A questo si aggiunge la centralizzazione delle procedure in capo all’Inps, che progressivamente sostituirà le Asp. In concreto, significa passare da valutazioni costruite da specialisti che conoscono lo studente e il suo contesto a procedure più standardizzate, basate su criteri nazionali: non più “quante ore servono davvero a quella persona”, ma “quante ore spettano in base alla categoria in cui rientra”. Una trasformazione che, secondo le critiche, rischia di ridurre la complessità dei bisogni individuali a parametri burocratici.