In un calcio ossessionato dai sistemi fluidi e dalle rivoluzioni tattiche, l’Italia di Gennaro Gattuso fa un passo indietro, per fare un balzo in avanti verso i playoff (obiettivo massimo a cui pensare, a meno che Israele non faccia il miracolo in Norvegia alle 18: gli azzurri scenderanno in campo conoscendone il risultato). Il ct sta riscoprendo una saggezza antica che dovrebbe essere propria del suo ruolo: quella di disegnare una formazione che funzioni a prescindere dai principi di gioco e non il contrario.
Ecco perché l’Italia stasera a Tallin contro l’Estonia (ore 20.45, diretta Rai Uno) conferma quel 4-4-2 dal sapore antico, modulo tanto in voga negli anni ’90 e primi 2000 e poi progressivamente sparito nel calcio dei mezzi spazi, del gioco tra le linee, del "no" al doppio centravanti. È lo stesso sistema e la stessa filosofia che ha permesso a Rino, da mediano al fianco di Pirlo, di vincere un Mondiale con l’Italia di Lippi, squadra che in quel 2006 partì con un 4-3-1-2 per poi virare su un 4-4-2 atipico con Perrotta, Iaquinta o Del Piero in fascia. Ma non è nostalgia dei tempi che furono, no, è evoluzione rispetto alle forzature ideologiche del recente passato.
Si torna al calcio antico fondato sulla chimica e l’intesa tra giocatori chiave, dove era fondamentale funzionare con il "compagno di banco", in un affascinante gioco delle coppie: i due centrali, i due centrocampisti, i due attaccanti. E, a distanza, i due esterni che devono pendolare in modo alternato per non far perdere equilibrio alla squadra. La coppia al centro della difesa è quella più azzardata: Bastoni-Calafiori. Il talento è indiscutibile, ma l’incastro è da trovare. Calafiori ha una natura da spirito libero, la sua tendenza a sganciarsi in avanti è una virtù da terzino ma un pericolo da centrale. Al suo fianco, Bastoni, mancino puro, è costretto a un lavoro di copertura più che di costruzione. È una scommessa che funzionerà solo con un’applicazione e un dialogo perfetti.














