DEBRECEN Ripetersi è sempre troppo complicato, ma l’Italia ha il dovere di farlo, in una partita che pesa e non solo per questioni politiche, ma per la classifica. Gattuso ha bisogno di un bis, di un’altra vittoria, possibilmente sonante come quella con l’Estonia, per mettere la testa avanti almeno sul playoff Mondiale. Israele - che ha tre punti in più e una partita in più degli azzurri - stavolta è ospitato nella piccola Debrecen, a due ore abbondanti da Budapest. Si gioca al centro al centro del parco Nagyerdei che dà il nome all’impianto. La squadra di Shimon e della stellina Solomon, ambisce, come gli azzurri, al secondo posto del girone, non ci si attende una passeggiata bucolica.
Al Nagyerdei non ci sarà l’entusiasmo di Bergamo, spinto dalle sue ventimila anime festanti, nello stadio gioiello del Debrecen si affacceranno per Israele-Italia circa tremila persone, con duecento tifosi azzurri. Gattuso, l’entusiasmo lo ha regalato ai suoi giocatori e la gioia di guidare la Nazionale se la tiene dentro, la si nota dal suo viso che arrossisce davanti a ogni domanda. Sente la vibrazione del secondo appuntamento, della conferma. Ma Rino annusa il pericolo, sente la trappola. Regala pochi guizzi, è abile a non cadere in incidenti diplomatici: a Bergamo si era scappato un «l’unico problema è avere Israele nel nostro girone». Ieri la precisazione: «Non mi riferivo a questioni politiche, sono un uomo di pace. Intendevo che Israele è forte e non sarà facile per noi».















