''Maestro dell'Apocalisse'' lo ha definito Susan Sontang ed oggi l'Accademia di Svezia gli ha assegnato il premio Nobel per la Letteratura 2025 ''per la sua opera avvincente e visionaria che, nel mezzo del terrore apocalittico, riafferma il potere dell'arte''. L'ungherese László Krasznahorkai nei suoi libri, segnati dal vuoto e dalle attese, sospensioni e ritorni e le dilanianti tensioni ambientate nella fangosa campagna ungherese del romanzo d'esordio Satantango fino a Melancolia della resistenza, o Guerra e guerra porta speranze e paure e il lento degrado sociale e materiale di un mondo che sembra aspettare sempre qualcosa che non arriva mai.

Un cambiamento in cui lui è il primo a non credere, portando nei suoi libri la potenza tanto creativa quanto disperata di quella letteratura Mitteleuropea che si estende da Kafka a Thomas Bernhard. E come questi scrittori, Krasznahorkai racconta tutto nei particolari, fatti e persone, "esaminando - per usare sue parole - la realtà sino al limite della follia", per avvincerci con la tensione del procedere degli avvenimenti e i pensieri dei suoi personaggi, ma la forza del romanzo è nella lingua, nel procedere per periodi lunghissimi, tutti subordinate, in una magmatica, lenta colata lavica di parole, di frasi che avvolgono e catturano con la loro meticolosità di particolari e forza visionaria, in un andamento ipnotico che non conosce pause dall'inizio alla fine.