di
Rinaldo Frignani
Così agivano secondo i carabinieri e la procura di Venezia i fratelli Alvise e Leopoldo Cobianchi, arrestati mercoledì mattina a Roma: «Qui comandiamo noi». L'incontro con l'assessore candidato che poi si è rifiutato di aiutarli
Volevano prendersi tutto. Cortina e le discoteche, le feste di Capodanno, gli après-ski negli chalet più esclusivi. Ma puntavano anche a mettere le mani su qualche appalto in vista delle prossime Olimpiadi invernali.
Volevano perché erano convinti che non avrebbero trovato ostacoli. Anche perché in caso di bisogno non avrebbero esitato, come poi hanno fatto, a tirare fuori le pistole e sbatterle sul cofano di un’auto o sulla gamba delle loro vittime. Forti di essere legati agli ambienti del narcotraffico romano, di avere rapporti anche con lo stesso ambiente di una parte del tifo interista, gemellato con la loro passione, quella per la Lazio e la Curva Nord.












