CORTINA - Confermata la misura cautelare a carico dei fratelli romani Leopoldo e Alvise Cobianchi, rispettivamente 38 anni e 36 anni, il primo in carcere, il secondo agli arresti domiciliari con l’accusa di aver imposto con metodi mafiosi la loro presenza a Cortina d’Ampezzo: dallo spaccio di sostanze stupefacenti al monopolio nell’organizzazione delle feste nei locali notturni, progettando (invano) di ottenere la gestione di appalti connessi alle Olimpiadi invernali 2026.
Il Tribunale del riesame di Venezia ha respinto, ieri sera, i ricorsi presentati dai loro difensori, gli avvocati Federico Puggioni e Luigi Annunziata: resta dunque in vigore l’ordinanza emessa dal giudice per le indagini preliminari di Venezia, Alberto Scaramuzza, su richiesta dei pm Federica Baccaglini e Stefano Ancilotto, eseguita dai carabinieri all’inizio di ottobre nell’ambito dell’operazione denominata Reset.
Ieri mattina i due legali hanno discusso a lungo di fronte ai giudici del Riesame, dopo aver depositato articolate memorie difensive, per chiedere la revoca dell’ordinanza cautelare o, in subordine, l’attenuazione delle misure. L’avvocato Puggioni non è entrato nel merito degli indizi raccolti dalla Procura, focalizzando il suo intervento sulla mancanza di esigenze cautelari: il comportamento di Leopoldo Cobianchi, già sottoposto in precedenza ai domiciliari, i altra indagine, era stato esemplare e, anche dopo la scadenza di quella misura, il trentottenne non ha fatto nulla che possa far ritenere sussistente una sua pericolosità sociale, ha sostenuto il legale. Per la revoca dei domiciliari al suo assistito si è battuto l’avvocato Annunziata. Le motivazioni della decisione saranno rese note nelle prossime settimane dal collegio presieduto dal dottor Zollo.







