VENEZIA - «A Cortina comandiamo noi». I fratelli Leopoldo e Alvise Cobianchi tuonarono così di fronte ad uno spacciatore che si ostinava a non rifornirsi da loro, fatto salire in auto e minacciato con una pistola. A raccontare le intimidazioni subite, collocate tra il novembre del 2021 e il febbraio del 2022, è stata la stessa vittima ascoltata dai carabinieri, ai quali durante le indagini ha riferito che uno dei fratelli «lo invitata a non prendere iniziative relative alla vendita di stupefacenti a Cortina, in quanto zona loro». In auto, ad estrarre la pistola dalla cinta dei pantaloni sarebbe stato Leopoldo, il quale avrebbe appoggiato l’arma sulla coscia, mettendola bene in vista in modo da far capire alla spacciatore «come funzionavano le cose in caso avessi contravvenuto al loro avvertimento».

Le minacce, secondo il racconto dello spacciatore proseguirono anche nei giorni successivi: «Leopoldo mi disse che la cocaina dovevo prenderla esclusivamente da loro e tramite loro a Cortina». Per questo episodio non è stata emessa alcuna misura cautelare in quanto il contestato reato di minaccia aggravata non lo prevede in quanto la pena è inferiore a quanto previsto dalla legge per giustificare una limitazione della libertà personale prima di una condanna.NEL BAGAGLIAIO La misura cautelare è stata emessa, invece, per l’episodio di cui, nell’estate del 2023, fu vittima un consumatore di droga che aveva un debito per alcune dosi non pagate. La Procura accusa i fratelli Cobianchi di estorsione per aver tagliato la strada al giovane con l’auto, lungo via Battisti, per poi chiuderlo all’interno del portabagagli per circa cinque minuti fino a quando, dopo averlo fatto uscire, spaventato a morte, ricevevano i cento euro dovuti.A giustificare l’aggravante mafiosa, oltre ai metodi utilizzati, vi sono anche le parole che i due fratelli dissero al giovane quando acquistò da loro la droga: «Mi dissero che un loro zio era un mezzo mafioso», ha spiegato sostenendo di non aver denunciato per paura: «Chissà che c... mi fanno... mi sono detto: meglio lasciare stare». Il coinvolgimento dei fratelli Cobianchi in vicende di droga è emerso nelle prime indagini avviate a Belluno a loro carico, quando fu arrestato un egiziano, dipendente di una pizzeria, con 300 grammi di cocaina già suddivisi in dosi. I carabinieri scoprirono che lo spacciatore risiedeva nell’appartamento di Cortina che, pochi mesi prima, era stato preso in affitto da Leopoldo e Alvise, nel frattempo trasferitisi in Sardegna (in coincidenza con l’emissione di un foglio di via nei confronti del primo).PESTAGGI Lo stesso egiziano confermò che i fratelli Cobianchi controllavano lo spaccio a Cortina: «Venivano sempre insieme ma lo scambio avveniva sempre con il fratello minore, che di solito dopo il lavoro contattavo con un messaggio Whatsapp», ha spiegato ai carabinieri, raccontando del pestaggio subito da due piccoli spacciatori, uno dipendente di un ristorante, l’altro di un hotel, che non si erano riforniti da loro. Del brutale pestaggio di uno dei due, l’egiziano ha riferito di aver visto anche un video.