L'azione della Flotilla era solo "una provocazione" e gli aiuti che dovevano arrivare a Gaza, con la volontà degli attivisti di aprire questo corridoio umanitario, in realtà non sono stati trovati sulle barche sequestrate: è la versione di Tel Aviv, alla quale ha replicato a stretto giro la portavoce italiana del Global Movement to Gaza, Maria Elena Delia: "Accuse infondate", ha detto, "è tutto documentato".

"Non abbiamo trovato nessun aiuto alimentare sulle barche sequestrate", ha riferito stamane l'ambasciatore israeliano a Roma Jonathan Peled, rilanciando quanto affermato sui social dal ministero degli Affari esteri israeliano. In un post su X gli Affari esteri di Tel Aviv avevano infatti sottolineato: "La polizia sta cercando gli aiuti umanitari provenienti dalla provocazione Hamas-Sumud affinché possano essere trasferiti pacificamente a Gaza. L'unico problema: finora non hanno trovato molto. Come abbiamo detto, non si è mai trattato di aiuti. Si è sempre trattato di provocazione".

Il messaggio è stato rilanciato anche dall'account dell'ambasciata israeliana presso la Santa Sede. Allegato a questa comunicazione di Tel Aviv sui social c'è anche un video nel quale un militare israeliano mostra una stanza vuota di una nave, una delle più grandi - così dice - della Flottilla: "Quando noi e molti altri Paesi ci siamo offerti di prendere questi aiuti e portarli alla popolazione di Gaza, garantendo un arrivo sicuro, loro hanno rifiutato categoricamente. E ora sappiamo perché, perché non si è mai trattato di portare gli aiuti, ma solo di ottenere titoli sui social media", dice il militare mostrando un ambiente in cui non ci sono gli aiuti e i pacchi alimentari annunciati e per i quali si erano attivati anche enti disposti a fare da ponte, come il Patriarcato cattolico di Gerusalemme.