Nessuno è arrivato a Gaza. O, per usare le parole di Israele, «nessuna delle imbarcazioni della Flotilla è riuscita nel suo tentativo di entrare in una zona di combattimento attiva o di violare il legittimo blocco navale». Una comunicazione comparsa sul profilo X del ministero degli Esteri di Tel Aviv poco dopo le 12. L'operazione per bloccare la missione umanitaria diretta sulle coste della Striscia era iniziata intorno alle 19 italiane dell'1 ottobre ed è proseguita fino a ieri, per concludersi con il sequestro delle imbarcazioni e il fermo degli attivisti - portati nel porto di Ashdod e detenuti nel carcere di Ketziot in attesa dell'espulsione - come promesso. In serata, ieri, la soddisfazione del premier israeliano Benjamin Netanyahu: «Lodo i soldati e i comandanti della Marina militare che hanno svolto la loro missione durante Yom Kippur nel modo più professionale ed efficace. La loro importante operazione ha impedito l'ingresso di decine di imbarcazioni nella zona di guerra e ha respinto una campagna di delegittimazione contro Israele».

Secondo Tel Aviv, «contrariamente a quanto affermato da alcuni attivisti - sulla base di informazioni di tracciamento sbagliate - nessuna delle navi è riuscita a raggiungere le acque controllate da Israele al largo della costa di Gaza». Una precisazione arrivata dopo la diffusione della notizia secondo cui una delle barche, la Mikeno, sarebbe arrivata entro le 24 miglia da Gaza. Così segnalava il tracker in tempo reale fino alle 13 di ieri. Ma le comunicazioni con gli organizzatori a terra si erano interrotte già da un po'. Non è chiaro se l'imbarcazione battente bandiera francese sia veramente riuscita a oltrepassare la zona sotto il controllo israeliano o se quel segnale fosse frutto di un errore nel gps.