La notte è passata: tra le due e le tre del mattino, le navi della Global Sumud Flotilla sono entrate nelle 150 miglia nautiche le separano da Gaza. È il limite oltre il quale Israele potrebbe intervenire per fermare la missione. È ciò che – probabilmente – avverrà nelle prossime ore, perché mentre scrivo le barche sono a 100 miglia dalla terraferma, scortate dall’Idf. Sommergibili e navi militari girano intorno alla Flotilla da ore, hanno disattivato le comunicazioni della nave madre Alma, poi di quella che aveva preso il comando al posto suo.
Il blocco navale imposto da Israele non è solo una violazione del diritto internazionale, è una condanna a morte per migliaia di civili. Non esiste alcuna giustificazione giuridica per impedire l’accesso agli aiuti umanitari. E la condotta ostile delle forze israeliane ha trasformato un’iniziativa pacifica in un teatro di minaccia e rischio per chi tenta semplicemente di portare aiuti.
Eppure, nelle parole della Presidente Meloni, è la missione umanitaria civile a rappresentare una minaccia e un elemento di escalation. Un elemento che potrebbe danneggiare l’unica proposta di pace possibile secondo le destre del mondo: il piano Trump, su cui Meloni chiede unanimità al Parlamento italiano. A ruota, Matteo Renzi, sempre pronto a vendere diplomazia in saldo, ci spiega che per salvare Gaza servono i piani dei prezzolati di ieri, non chi rischia la vita per portare miele e garze e aprire valichi e corridoi umanitari contro l’occupazione e l’apartheid.












