di
Roberto Gressi
Domenica 28 e lunedì 29 settembre si vota nelle Marche e in Valle d'Aosta. Il voto è la prima cartina di tornasole per capire lo stato di salute degli schieramenti e gli equilibri all’interno delle coalizioni avversarie
Mica un posto da poco, le Marche. Ci sono nati Raffaello Sanzio, Gioachino Rossini, Giacomo Leopardi, Maria Montessori e Donato Bramante, giusto per citarne alcuni. E adesso se le contendono Francesco Acquaroli, campione in carica del centrodestra, e Matteo Ricci, sfidante del centrosinistra. Partita delicata per i leader, anche perché non è in gioco soltanto la guida della regione. È la prima cartina di tornasole per capire quale sia lo stato di salute degli schieramenti, ma anche quali siano gli equilibri all’interno delle coalizioni avversarie. Le Politiche sono ormai più vicine di quanto possa sembrare, e si prendono le misure. Il voto lì, in Valle d’Aosta, in Calabria, Puglia, Campania, Toscana e Veneto, significherà molto.
Meloni, una partita che vale già punti per il 2027Con tutto il rispetto per de Coubertin, a Giorgia Meloni che l’importante è partecipare non glielo dovete dire. Lo sa bene che, quando sei il pistolero più veloce, c’è sempre qualcuno disposto a sfidarti, specie quando è riuscito a mettere insieme abbastanza alleati da schierare in campo aperto. Dire che si scrive Marche, ma si legge Palazzo Chigi, sarebbe una millanteria, ma è anche con i centesimi che si arriva al milione. E poi Francesco Acquaroli è frutto del suo allevamento, e la sconfitta alle Regionali in Sardegna ancora brucia. Forse è per questo che ha tirato giù dal letto Italo Bocchino, e lo ha spedito ad Ancona. Lui si è presentato così: «Sono il signor Wolf, risolvo problemi». E ha ravvivato la fiacca campagna elettorale. Sarà sufficiente? Non è certo. Perdere sarebbe un bel guaio, perché la regione è in mano al centrodestra. Vincere non basterà a disperdere la neonata coalizione avversaria, ma a segnare un punto, sì.














