Roma, 27 set. (askanews) – C’è più di un motivo se le elezioni di domenica e lunedì nelle Marche sono così significative per Giorgia Meloni. Tanto per cominciare, il calendario. Sono le prime, insieme alla Valle d’Aosta, di una serie di consultazioni regionali che, una dopo l’altra, porteranno al voto la Calabria (5-6 ottobre), la Toscana (12-13 ottobre), e il 23-24 novembre anche Campania, Puglia e, soprattutto, Veneto. Innescare un trend positivo sarebbe certamente un buon viatico per la coalizione di centrodestra, ma di certo non è la spinta principale.

Quelle che si terranno nelle prossime settimane, infatti, sono votazioni che interesseranno complessivamente milioni di persone chiamate a scegliere tra i candidati sostenuti dall’attuale coalizione di governo da una parte e, dall’altra, quelli indicati dal ‘campo largo’ del centrosinistra che, mai come questa volta, si schiera compatto. Di fatto, prove generali delle elezioni Politiche che probabilmente si terranno nella primavera del 2027 e che, per i partiti, sono molto più vicine di quanto sembri.

Di certo, per il centrodestra la partita più importante è quella che si gioca in Veneto, dove la vittoria è considerata sicura ma dove, anche a causa di una competizione interna tra Lega e Fratelli d’Italia – e non essendo più possibile puntare su Luca Zaia, arrivato al limite dei mandati – non è stato ancora ufficializzato il candidato.