In Calabria non si vince, "si stravince". Lo dicono i suoi vicepremier, Matteo Salvini e Antonio Tajani, e lo conferma, di fatto, lei, salendo sul palco di Lamezia Terme per ultima a chiudere il comizio "del centrodestra unito" per tirare la volata a Roberto Occhiuto. Giorgia Meloni vede il 2 a 0 che secondo tutta la coalizione, che si presenta galvanizzata in Calabria dopo il primo successo nelle Marche, si raggiungerà senza difficoltà nel voto di domenica e lunedì. Niente di fatto, ancora, per gli altri nomi che mancano per chiudere la rosa delle candidature alle regionali. Non c'è tempo, minimizzano tutti, per l'oramai attesissimo vertice per chiudere anche su Veneto, Campania e Puglia, nonostante i territori che scalpitano e gli appuntamenti con le urne, e con il deposito delle candidature, che si avvicinano sempre di più.
Intanto c'è da pensare alla Calabria, che, dice Tajani, cambiata "grazie a Occhiuto". Sui balconi quasi sopra al palco, campeggiano due bandiere palestinesi, e mentre la piazza si riempie per il comizio, oltre le transenne di una città blindata è in corso anche un presidio per Gaza. Ma il test marchigiano insegna che "i cittadini non sono stupidi", va subito all'attacco la premier, puntando il dito sulla scelta da parte del centrosinistra di abbracciare, in campagna elettorale, l'onda emotiva delle manifestazioni per Gaza. "Altro che pro-Pal, noi siamo per le Marche", aveva sottolineato poco prima Salvini, che nelle Marche si era speso parecchio e che pure in Calabria presenzierà a numerosi appuntamenti elettorali. Lei ci mette il carico, perché "i cittadini guardano al lavoro, ai risultati, non si fanno ammaliare dagli slogan, dal fumo negli occhi" e, come dimostra l'esito delle urne, "non si fanno trattare da stupidi come li tratta chi dice vota per il Pd nelle Marche e avrai lo Stato in Palestina". Una mossa "disperata" di chi con "cinismo" sfrutta le tragedie per racimolare voti". E perdente, il sottotesto del discorso della premier, che mette in fila tutte le "palle" che, a suo avviso, sono state dette dai suoi oppositori dall'inizio del suo governo. "Tu puoi raccontare tutte le bugie che vuoi, le persone ragionano con la loro testa", insiste Meloni alzando la voce per enfatizzare i punti principali dei suoi 35 minuti di discorso. "Mi fate perdere l'aereo", scherza con la platea che la applaude. Difende i risultati del suo governo, che si avvia ad essere il "terzo" più longevo della storia d'Italia (e pure gli altri due, osserva, sono di centrodestra) e pure la scelta di Occhiuto di andare al voto anticipato. "Racconta come siamo fatti noi, cosa c'è nel nostro Dna" e cioè "che sono i cittadini a dover dire se si fidano di noi" e sono "gli unici che ci possono mandare a casa".









