Questione di giorni, forse di ore. Mentre i partiti compulsano i risultati calabresi, in una corsa tutta interna al centrodestra, la vera incognita rimane l'intesa, ancora da chiudere, per le candidature delle tre regioni chiamate al voto nel mini-election day di novembre.
Gli occhi sono tutti puntati su Giorgia Meloni, che, si augurano i più ottimisti, dal salotto di Bruno Vespa - di cui sarà ospite nell'anniversario dell'attacco di Hamas a Israele - potrebbe annunciare qualche nome. Almeno il Veneto, quella che fino a qui è stata la più spinosa delle questioni.
Le interlocuzioni "sono continue", assicurano i bene informati, mentre lei sui social plaude al successo della coalizione e di Roberto Occhiuto in Calabria. Gli elettori "riconoscono il buongoverno" e "confermano" il governatore uscente, osserva la premier in un messaggio che, letto in controluce veneta, potrebbe lasciare intendere che allora anche lì sarà confermato lo status quo. Ma a sera nessuno si spinge a dire che si sia sbloccato quel "50-50" di possibilità che arrivi un via libera a una candidatura leghista per succedere a Luca Zaia o che, viceversa, facendo valere il suo peso elettorale, la candidatura non vada invece a Fratelli d'Italia.






