ROMA. Vincerà chi porterà più gente a votare, nelle Marche. Sembra una banalità ma, alla vigilia del voto nella regione che apre la tornata autunnale delle regionali, è proprio l’astensionismo il vero avversario da battere per i due candidati presidenti, il governatore uscente Francesco Acquaroli per il centrodestra e l’ex sindaco di Pesaro Matteo Ricci per il fronte progressista, e mobilitare le proprie “truppe” diventa più importante che provare a spostare voti da uno schieramento all’altro. In ballo c’è molto, non solo la guida di una regione in cui votano 1,3 milioni di elettori. Tra le sei regioni che vanno al voto in questo autunno le Marche sono quella dove il risultato appare più incerto, la sfida che potrebbe fare la differenza nel conteggio finale tra centrodestra e centrosinistra. L’Ohio italiano, come dicono in molti, citando lo Stato Usa che spesso decide la corsa per la Casa bianca. In questo caso non ci si gioca il governo del Paese, ma le regionali di fatto lanciano la volata verso le politiche e non è certo un caso che nella regione siano calati più volte tutti i principali leader, a cominciare da Giorgia Meloni e Elly Schlein. E si è fatto sentire addirittura il presidente della Conferenza episcopale marchigiana Nazzareno Marconi, vescovo di Macerata, con una lettera rivolta appunto a chi è tentato dall’astensione. Attenzione, scrive Marconi, astenersi è una scelta «legittima» ed è certamente «un segnale forte», ma «quando tanti elettori si astengono, prendono particolare forza piccoli gruppi di potere, portatori di interessi molto particolari, che controllano dei pacchetti di voti. Si potrebbe dire che: più è alta l’astensione, più cresce il rischio di eleggere chi tutelerà “il bene di pochi” invece che “il bene comune”». Nel 2020 votò il 59% degli aventi diritto, ma l’astensionismo è cresciuto molto in questi anni ed entrambi gli schieramenti sanno che riportare i propri a votare non è affatto scontato. «Vi chiedo il massimo sforzo per la campagna nelle Marche, possiamo spostare il voto degli indecisi», è stato l’ultimo appello di Schlein. La convinzione è che la partita si giochi sul filo di lana e Giuseppe Conte chiama alla mobilitazione: «Se i cittadini non vanno a votare Acquaroli potrebbe essere avvantaggiato», perché ha «un sistema consolidato. Ma con le previsioni di voto si gioca il testa a testa, se i marchigiani vanno a votare c'è la possibilità di voltare pagina». Acquaroli cerca di tenere la discussione sulle questioni regionali, rivendica la «discontinuità» portata rispetto alle giunte di centrosinistra e parla di una regione che è tornata «al centro delle dinamiche nazionali e internazionali». Ricci allarga l’orizzonte alla politica internazionale, dopo che mezza Italia è scesa in piazza per Gaza nei giorni scorsi: «È stato anche bello vedere i marchigiani con la testa nel mondo, vedere le bandiere della Palestina nelle nostre piazze». Perché, è la convinzione – o la speranza – di parecchi dirigenti Pd «Gaza peserà sul voto». Del resto, la stessa Meloni – al comizio di dieci giorni fa con gli altri leader della coalizione – ha scelto di politicizzare molto il voto, sull’onda emotiva per l’omicidio di Charlie Kirk, denunciando soprattutto la «campagna d’odio» della sinistra anche nei suoi confronti. L’Ohio italiano, appunto, perché tenere le Marche per la premier significherebbe non solo confermare la guida della regione ma, con tutta probabilità, chiudere le regionali con un pareggio, dal momento che il centrodestra considera quasi certa la vittoria in Veneto e in Calabria e il centrosinistra sembra in netto vantaggio in Toscana, Puglia e Campania. Ma il test è decisivo anche per il campo largo, Schlein ha lavorato per mesi per mettere assieme in tutte le regioni l’alleanza più ampia possibile, sostanzialmente riuscendoci, salvo qualche smarcamento di Carlo Calenda. E anche Conte ha lavorato nella stessa direzione, portando M5s nella coalizione in tutte le regioni al voto nonostante le resistenze di parte della segreteria 5 stelle. Vincere le regionali rafforzerebbe la scelta di andare uniti e per Schlein avrebbe un valore doppio, in vista della partita per la scelta del candidato premier del centrosinistra. Tanto più ora che la minoranza interna al Pd annuncia di voler ridiscutere linea e profilo del partito. E in questo clima da testa a testa non manca nemmeno una polemica sui sondaggi. Giovanni Donzelli, Fdi, annuncia un «un esposto ad Agcom e Procura della Repubblica di Ancona per un finto sondaggio realizzato sul voto», accusando tra gli altri l’ex parlamentare Pd Alessia Morani di averlo pubblicato «in un periodo vietato dalla legge». Replica l’esponente dem: «Non ho pubblicato nessun sondaggio, questo nervosismo dimostra che temono la sconfitta».
Astensionismo e guerre. La doppia incognita sul voto delle Marche
La sfida si annuncia serrata. Il centrosinistra punta tutto sull’affluenza. Una vittoria della maggioranza garantirebbe un pareggio alle regionali











