Se la pastorizia è storicamente appannaggio degli uomini, associata in molti casi a sistemi patriarcali, nell’universo del formaggio le donne svolgono un ruolo fondamentale del quale siamo a volte inconsapevoli. Il pastore è prevalentemente uomo, ma la casara è donna. Sono mani di donna quelle che modellano le forme del formaggio, trasmettendovi una sapienza custodita e tramandata da generazioni.

A Cheese abbiamo ascoltato storie molto belle su questo ruolo talvolta nascosto ma onnipresente. Un’immagine che resta nel cuore è quella delle forme un po’ panciute e ancora non proprio della giusta taglia dei caciocavalli di Ciminà a due teste realizzati da Annachiara Siciliano, figlia di Rocco Siciliano (casaro e presidente dell’Associazione che riunisce i produttori di questo storico formaggio calabrese Presidio Slow Food) appese accanto a quelle perfette per profilo slanciato e dimensioni realizzate dalla madre Francesca Macrì.

Bello anche il racconto della casara Daniela Caruso che da bambina riceveva dalla madre le palla di briciole di formaggio che si formano quando si lavora il siero e che si devono togliere per non farle finire nella ricotta. Quel gioco di raccogliere su una tavola le briciole donatele dalla mamma e di considerarle come le proprie personali forme di formaggio imitando i grandi come sempre fanno i bambini, fecero capire alla madre che la figlia avrebbe raccolto la sua eredità.