“Sessant’anni fa, durante un viaggio a Paestum con mio marito, passando da Battipaglia ho visto diverse persone, affacciate sull’uscio, che con le mani tiravano la mozzarella. Sono rimasta lì a guardare come imbambolata. Quel movimento delle mani, quell’incanto bianco che filava davanti ai miei occhi, sembrava un rito magico. Ho pensato: che mestiere meraviglioso. Poi lo scorso luglio, ho ricevuto sul cellulare pubblicità di questo corso da casara e ho pensato: è passato tanto tempo, ma forse posso farlo anche io…”.
Graciela Zar con il bufalo scozzese, razza allevata dalla sua famiglia in Argentina
Graciela Beatriz Zar viene dalla Pampa argentina, da Rauck, in provincia di Buenos Aires. Figlia di allevatori, cresciuta tra i pascoli, da decenni ormai vive a Roma, nel quartiere Montesacro. Ogni settimana sale su un treno, scende a Battipaglia, dorme in un bed and breakfast e al mattino entra in un caseificio per seguire il corso per addetto alle lavorazioni lattiero-casearie del Consorzio della Mozzarella di Bufala Campana Dop. Da sola; dopo aver seguito la parte teorica nella sede della scuola di formazione, nelle Regie Cavallerizze della Reggia di Caserta. “I miei figli dicono che sono pazza”, sorride. La maggiore all’inizio ha cercato di dissuaderla. “Era spaventata, temeva per la mia salute. Ma io le ho detto: mi vuoi mettere nella bara prima che sia il momento? E così l’ho convinta”.







