“Il formaggio per noi non è il fine, ma il mezzo”. Serena Milano, direttrice di Slow Food Italia, parte da qui per raccontare il senso di Cheese, il più grande evento internazionale dedicato ai formaggi che ogni due anni trasforma Bra in un laboratorio di biodiversità. Appena chiusa la quindicesima edizione, è tempo di bilanci: numeri da record, piazze affollate, un pubblico giovane e curioso e un tema centrale — quello dei prati stabili — che ha conquistato anche i più scettici tra i seguaci dell’associazione.

Serena Milano

Come ricordare questa quindicesima edizione di Cheese? Cosa vi ha sorpreso di più: i numeri, le presenze internazionali, la partecipazione dei giovani?

“Per Cheese, i numeri non li diamo più di tanto, perché non siamo in grado di contarli con esattezza, essendo coinvolta un’intera città. Ma abbiamo la sensazione che sia stata l’edizione più partecipata di sempre. Tutte le attività sono andate esaurite: conferenze, incontri, masterclass, degustazioni, anche i calendari di ciascuna delle regioni presenti con un loro stand e un loro programma, tra attività educative per le famiglie, appuntamenti più ludici, incontri più tecnici. Ci ha piacevolmente sorpreso che fosse gremita anche la sala della conferenza di due ore su microbiologia e batteri — non era certo un tema pop. Abbiamo visto un pubblico attento, curioso, che compra e porta a casa i prodotti: quando i produttori sono felici, per noi è la risposta più bella. Ci ha colpito, inoltre, la straordinaria presenza di ragazzi sotto i 20 anni, tantissimi, non solo come pubblico ma come protagonisti dei Presìdi. Non è più solo lo sforzo di Slow Food di accendere un faro sui giovani: è una presenza significativa. Abbiamo monitorato i Presìdi e la ricerca ha fotografato la situazione: quasi il 30% dei produttori sono giovani, soprattutto nel settore dei formaggi, e sono donne, casare e pastore”.