Da venticinque anni i Presìdi sono il progetto più importante di Slow Food. E come tale è tenuto d’occhio: monitorato, perché non sia mai un concetto astratto ma sempre più la realizzazione pratica e quotidiana della filosofia di Slow Food. Gli ultimi dati sono stati presentati al pubblico in occasione di Cheese 2025. Li ha spiegati Cristiana Peano, dipartimento Scienze Agrarie, Forestali e Alimentari dell’Università di Torino (Disafa). “Nel 2000 - ha detto -, quando è nato il progetto del Presidio, l'obiettivo era proporre una direzione diversa rispetto all'agricoltura su larga scala, garantendo redditività a piccoli produttori impegnati nella tutela della biodiversità. Nel tempo il progetto è diventato un laboratorio da cui sono emersi i temi cruciali di Slow Food, a cominciare dall’agroecologia”.

CHEESE 2025

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Lo studio

Un progetto che conta 400 Presìdi ovvero oltre 2200 produttori in tutta Italia e che continua a crescere. Come raccontato da uno studio realizzato al sostegno dell’azienda Guido Berlucchi, in collaborazione con il supporto scientifico dell’Università degli Studi di Torino e dell’Università degli Studi di Palermo. In tutto sono 82 i Presìdi italiani che Slow Food ha valutato applicando un metodo di analisi che unisce parametri quantitativi e qualitativi, e che prende in considerazione tre livelli: socio-culturale, ambientale ed economico. “Questo perché - ha spiegato Peano - sono gli stessi obiettivi dei Presìdi. Dal punto di vista socioculturale: migliorare il ruolo sociale dei produttori, rafforzare la loro capacità organizzativa, la loro identità culturale e la loro autostima; valorizzare il territorio di produzione. Dal punto di vista ambientale: salvaguardare la biodiversità, migliorare la sostenibilità delle produzioni. Da quello economico: migliorare la remunerazione dei produttori, sviluppare un indotto locale, aumentare l’occupazione, promuovere filiere corte”.ù