ABra non si mangia, si ascolta. Si ascolta il profumo dei tartufi che sfuma nelle vie, il crepitio della piadina che si piega su sé stessa, il tintinnio dei calici nelle enoteche nascoste. Qui il cibo non è solo tradizione, ma un dialogo continuo tra chi resiste e chi sperimenta, tra le osterie che profumano di legno antico e i locali dove i vini naturali raccontano storie di terre lontane. Nei giorni di Cheese non si può non ricordare che la cittadina a cavallo tra Langhe e Roero presta il suo nome a un formaggio Dop, ma anche alla tradizionale salsiccia bovina che, qui, si produce per decreto reale dei Savoia del 1847: lo firmò Carlo Alberto ed è un caso unico. In fiera la si trova ovunque, nei ristoranti oppure da passeggio, senza contare che tra gli stand della kermesse casearia c'è la cucina di Bra's, la biennale di settembre dedicata, appunto, alla celebrazione della salsiccia che, da tradizione, si mangia cruda.

Negli spazi di Cheese si mangia, e non solo formaggio: tanti spazi gastronomici e un programma che annovera cooking show, assaggi, dibattiti a tavola.Ma la posizione baricentrica in un Basso Piemonte di cuccagna, rende la città una piccola capitale del gusto da vivere tutto l'anno (e ora in particolare, con l'arrivo dell'autunno), avvitata su una tradizione subalpino-sabauda fatta di acciughe al verde, vitello tonnato, battuta di carne, bagna cauda, agnolotti e tajarin, questi ultimi sormontati dal re-tartufo. Insomma, una cucina popolare che nei secoli ha saputo imporsi e ingolosire anche i palati di corte e che, proprio qui, si genera e sembra fare le prove generali prima di partire alla conquista di Torino, dell'altro Piemonte e, oggi, del mondo intero.