di
Alessandro Bocci
Senza Lautaro, in Champions League è toccato al baby attaccante azzurro: per come si muove e per quello che dice, non c'è il rischio che si perda
In certe notti, all’apparenza scivolose, contano le risposte. L’Inter, dopo due sconfitte che avevano alzato la pressione su Chivu e innescato processi anticipati, fornisce quelle giuste: un portiere che para e un attaccante che segna. Thuram, criticato allo Stadium per certi atteggiamenti, realizza di testa una doppietta portentosa, mentre Sommer, bocciato dallo spietato tribunale dei social, salva la squadra sullo 0-0 con un’uscita miracolosa su Godts. Ma in prospettiva è un’altra scelta di Chivu a sembrarci beneaugurante per l’Inter che verrà. Il nuovo allenatore, dovendo fare a meno di Lautaro, in panchina per una lombalgia, ha puntato su Pio Esposito, che in questo settembre ha prima esordito in campionato, poi in Nazionale (a Bergamo) e adesso da titolare in Champions. Una ventata di novità in mezzo ai soliti noti. Chivu doveva vincere e non se l’è sentita di azzardare esperimenti. Esposito non lo è. E in campo risponde presente, giocando da centravanti consumato, con personalità, senza concedersi allo spettacolo, ma pensando al bene supremo della squadra. Lavora di sponda, cerca il tiro, duetta con Thuram.








