«Disgraziati sono e disgraziati rimarranno, intanto mio figlio ci ha rimesso la vita». È un urlo disperato quello di papà Giuseppe che supera le mura della scuola in cui gli ispettori mandati dal ministro dell’Istruzione e del merito, Giuseppe Valditara hanno incontrato lui, la moglie e i tre figli, oltre alla preside e alla vice dell’Istituto Itis Pacinotti di Santi Cosma e Damiano, in provincia di Latina, frequentata da Paolo, 15 anni, morto suicida lo scorso giovedì.

Ora la famiglia di Paolo chiede giustizia, per loro il suicidio del figlio è una diretta conseguenza degli anni di insulti e umiliazioni subite dal ragazzo dalle elementari - periodo in cui i genitori di Paolo avevano sporto denuncia anche contro una maestra che avrebbe aizzato una lite in classe - fino al liceo. Anni che hanno ripercorso prima nella stazione dei carabinieri in cui sono stati ascoltati ieri mattina, poi nella scuola dove gli ispettori hanno prima sentito la preside e poi i familiari per quattro ore. In sintesi, in ogni istituto che Paolo ha frequentato sarebbe stato insultato, bullizzato, tutti sapevano ma nessuno faceva nulla.

Addirittura, in una delle scuole, una professoressa si sarebbe schierata apertamente contro di lui durante una lite tra la vittima e un compagno di classe, arrivando a mettersi «faccia a faccia con Paolo, dicendogli: vuoi sempre avere ragione tu», racconta il papà del 15enne. Battutine sulla sua statura, sul suo fisico esile e sui suoi capelli lunghi e biondi, ma anche derisioni, umiliazioni e prese in giro andate avanti per anni. Fino ad arrivare al liceo. «Paolo non era sereno neanche qui, lo insultavano, gli rompevano le matite, gli rubano i quaderni, gli prendevano a calci lo zaino, in un episodio è stato sbattuto al muro», racconta il papà, poi ancora «sul bagno della palestra c’era un disegno esplicito e vicino una scritta riferita a Paolo». «La vicepreside sapeva tutto, tanto che aveva chiesto a mio figlio di andare da lei ogni volta che succedeva qualcosa», aggiunge Giuseppe. Così è stato, ma nessun provvedimento è stato preso nei confronti dei compagni di classe. «Al massimo la vicepreside minacciava di sospenderli, ma non è mai accaduto nulla», spiega il 73enne. Più passavano i mesi e più Paolo continuava ad essere deriso, giorno dopo giorno. Quando aveva i capelli lunghi, ma anche quando li aveva tagliati. «Ti sei fatto i capelli alla paesana», gli avrebbe detto uno dei bulli. Quindi l’intervento del padre che ha scatenato la reazione dei genitori del ragazzo, dando il via a un’accesa lite su un gruppo WhatsApp.