Fondatore visionario, cosmopolita e imprenditore «eretico» della ristorazione, il genovese Riccardo Giraudi ha trasformato un Black Angus troppo caro in un brand globale con 40 ristoranti nel mondo. Dal primo Beefbar nel Principato di Monaco alla conquista di Milano nel Quadrilatero, passando per prezzi discussi, sfide veg e aneddoti stellari. Eccoci a colloquio con l’uomo che ha reinventato la bistecca come esperienza di lusso.
Lei ha studiato business, ha pensato persino a una carriera da avvocato, ha amato la musica. Poi si è ritrovato a vendere carne. Quando ha capito che quella sarebbe stata davvero la sua strada?
«Non subito, anzi. Ho cercato a lungo cosa mi sarebbe piaciuto fare. Sono sempre stato creativo: da ragazzo suonavo il pianoforte, ma non abbastanza bene per farne un mestiere. La musica è stata importante per la mia crescita, ma non era la mia via. Mio padre era agente di produttori di carne: vendeva prosciutti e vitelli dal Nord Europa all’Italia. Un lavoro commerciale, quasi macroeconomico, ma senza la parte edonista o gourmet che poi ho voluto aggiungere io».
Così da “figlio di agente” entra in azienda…
«Sì, nel 2000. Ma non stavo bene, era un ufficio pieno di venditori. Solo numeri, niente creatività. Non era il mio mondo».







