Il Beefbar a Monte Carlo compie 20 anni e Riccardo Giraudi è a Milano, nella cappella dell’ex seminario arcivescovile dove c’è l’unico locale italiano del marchio (per ora, perché aprirà anche a Cortina a giugno dell’anno prossimo). Dicono, e lui conferma, che è un evento: succede più o meno cinque sei volte l’anno.
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“Sono sempre stato un globetrotter. Viaggio perché devo vedere cosa succede nel mondo, devo andare nei miei locali e in quelli degli altri. Devo trovare nuove idee e spazi per contenerle”. Dice tutto con il sorriso Giraudi che nel frattempo è attento a ogni minimo dettaglio intorno a sé: c’è un piccolo ma continuo rumore in sottofondo che lo disturba. “Finita l’intervista chiamate il tecnico che controlliamo”. Dicono che nulla sfugga alla sua attenzione. E succede fin dall’inizio, da quando è nato Beefbar, oggi più di 40 locali in tutto il mondo. In Italia a Milano solo dal 2023, prima c’era un temporary a Cala di Volpe e presto un’apertura, la prossima estate a Cortina. “Speravamo di fare in tempo per le Olimpiadi Invernali, ma non ci siamo riusciti”.
La storia del Beef
Beefbar è il primo progetto del gruppo (che comprende anche altri marchi della ristorazione). Tutto è nato ormai 20 anni fa, prima di Langosteria, concept che rappresenta il diretto competitor. L’idea di partenza aveva uno scopo preciso, legato all’attività di famiglia. Poi la creatività di Giraudi ha trasformato tutto in un format che è ben riconoscibile. L’imprenditore di origine ligure, ma monegasco di adozione dice che è nato come “uno show case” (una vetrina, ndr) in cui mostrare la carne di qualità che vendeva la sua famiglia.







