Partito da una macelleria di Istanbul, ha costruito un impero di bistecche al sangue. E su Musk, Messi e Maduro dice...

di Raffaele Panizza

Osserviamo Nusret Gökçe nel suo nuovo locale di Casa Brera a Milano e ciò che vediamo non è una star dei social né un ristoratore milionario. Bensì un proletario al lavoro, che nonostante i dividendi non sa far pace coi privilegi del successo. Glielo diciamo, capisce e non s’offende: col suo inglese imparato per strada, davanti a un caffè proverà ad argomentare. Questa sorta di Willie Wonka e di Oompa-Loompa, per la pelle color bronzo e la fisicità nerboruta e scattante, appena s’avvicina a un tavolo per affettare una T-bone e spargere il sale con l’avambraccio a collo di cigno, apre un sorriso dei più disincantati. Dopo Milano verranno Città del Messico, Cappadocia e Roma: “Ve lo dico in esclusiva: nel 2026 saremo nel Bulgari Hotel”. Il video sui social che gli ha cambiato la vita è del 2017, girato da un cameriere davanti alla steakhouse di Istanbul da cui l’impero Nusret è partito. Un raggio di sole illuminava i capelli. Le mani nude affondavano nella carne. E il mondo, davanti al rosso della carne al sangue sentiva risvegliarsi la memoria predatoria e, senza volerlo, salivava.