«Devo ancora realizzare quello che è successo, è sempre così quando raggiungi un obiettivo che vedevi impossibile. Ho pianto di più dopo la semifinale con il Brasile che all’ultima palla a terra contro la Turchia». Sorriso e capelli biondi che le incorniciano il viso,Sarah Fahr, 24 anni domani, si è laureata campionessa del mondo con la nazionale di pallavolo di Julio Velasco, dopo aver conquistato lo scorso anno la medaglia olimpica a Parigi 2024. Venerdì sera sarà alla Triennale di Milano per l’inaugurazione del Tempo delle Donne.

Qual è la forza di questa Nazionale?

«Ci ho pensato molto. Questo gruppo negli anni ha passato momenti di super felicità e altri di buio totale con gli obiettivi grandi che faticavano ad arrivare. Ci siamo aperte tra di noi, abbiamo parlato liberamente, ci siamo raccontate le nostre paure. Direi che ci siamo connesse in modo molto profondo. E tutto questo l’abbiamo portato in campo».

Ha giocato le ultime due partite con una caviglia dolorante.

«Mi sono fatta male all’ultima battuta del riscaldamento della semifinale, ma ho pensato che era un’occasione troppo grande per perdersi in pensieri negativi. Io e Alessia (Orro, ndr) avevamo acciacchi fisici, tutte eravamo stanche. Il Mondiale è stato lunghissimo, 21 giorni. Abbiamo portato a casa questa vittoria con la testa».