C’è Myriam Sylla, che per fortuna ha tradito la promessa fatta in semifinale («È stato bellissimo, non lo rifarei perché ne va della mia salute mentale e fisica») e ha guidato la vittoria delle azzurre ai Mondiali di pallavolo contro la Turchia. C’è Alessia Orro, migliore giocatrice del Mondiale, nonostante una distorsione. Le ex rivali Paola Egonu e Ekaterina Antropova che hanno segnato punto dopo punto. La capitana Anna Danesi, miglior centrale; Eleonora Fersino, che ha rotto l’incantesimo delle schiacciate della turca Melissa Vargas. E poi Monica De Gennaro, che ora in carriera ha vinto tutto, compreso il derby anomalo con il marito (allenatore della Turchia). E ancora Carlotta Cambi, Stella Nervini, Sarah Fahr, Gaia Giovannini, Loveth Omoruyi, Yasmina Akrari, Benedetta Sartori. Nomi da non dimenticare: grandi campionesse che il mondo ci invidia. In questi giorni però si è sentito di più quello del loro allenatore, Julio Velasco. Un fuoriclasse sul campo e fuori, non c’è dubbio.
«Autonome e autorevoli» le ragazze del volley
Il rischio è che finiamo di vedere solo un «eroe» solitario, l'allenatore Velasco, invece che un gruppo di atlete formidabili. Non è ovviamente colpa di Velasco, ma dei pregiudizi inconsapevoli sulle donne













