MODENA – “Venne un coreano in Argentina e cambiò tutto il nostro modo di vedere la pallavolo e adesso ci sono io, un argentino, alla guida della nazionale italiana, per cambiare tutta una mentalità. L' immagine che io ho degli italiani è migliore di quella che gli italiani hanno di sé stessi. Ricordo gli emigranti che lavoravano per farcela. Scendevo di casa a mezzanotte di capodanno per comprare una bottiglia di champagne e se trovavo una vineria aperta era di italiani, al lavoro la notte del primo dell'anno”.
Julio Velasco, argentino, è il nuovo allenatore della Nazionale italiana di pallavolo. Con la squadra modenese ha vinto negli ultimi tre anni lo scudetto. “Ricordo il mio capodanno come allenatore, il mio primo giorno come allenatore del Ferrocarril. I giocatori volevano accogliermi bene e mi trattarono come un amicone. Tutti i gruppi mettono l’allenatore alla prova. Avevo 27 anni, ero più giovane di molti di loro, li ho radunati e ho detto: io non sono vostro amico, io sono qui per far vincere una squadra. Reagirono positivamente e vincemmo due volte lo scudetto. Avevo cominciato a fare l’allenatore per caso, dai Defensores de Banfiel, un club di quartiere. C’era un tavolo dove i vecchi giocavano a carte e i giocatori si tassavano per pagarmi. Ero laureato in Filosofia, per vivere vendevo case, io che odio vendere cose, e insegnavo nei corsi per gli adulti, Per leggere veloci, Percorsi di memoria. La filosofia era censurata, lo sport è stato un rifugio. Erano i tempi in cui eravamo diventati poveri, e le nostre proteste allora avevano una base concreta. Poi vennero i militari e vennero i tempi in cui allo stadio la gente saltava e gridava: Chi non salta è un olandese. Ci sarebbero voluti gli anni per cambiare le cose e alle nostre partite di pallavolo la gente gridò: Chi non salta è un militare. Allora ci accorgemmo che era cambiato tutto".













